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"Il miglior modo per prevedere il futuro è crearlo. Magari partendo da un pannello sul tetto."

Scuola del Fai Da Te: L’Energia nelle Tue Mani La Scuola del Fai Da Te nasce con una missione chiara: trasformare la curiosità in competenza. In un mondo che corre verso la sostenibilità, crediamo che l'autonomia energetica non debba essere un lusso per pochi, ma una possibilità concreta per chiunque voglia imparare a costruire il proprio futuro. Cosa facciamo? Non siamo la solita scuola di teoria. Qui ci si sporca le mani (in sicurezza!). Il nostro cuore pulsante è il Corso Pratico di Fotovoltaico Fai Da Te, dove insegniamo a progettare, assemblare e gestire piccoli e medi impianti solari. Perché scegliere la nostra Scuola? Approccio Pratico: Dimentica le slide infinite. Passiamo subito all'azione con pannelli, inverter, tester e strutture di fissaggio. Risparmio Reale: Imparare a installare correttamente un modulo fotovoltaico significa abbattere i costi di manodopera e ottimizzare l'efficienza della tua casa. Sostenibilità Consapevole: Ti aiutiamo a capire come funziona davvero l'energia pulita, rendendoti parte attiva della transizione ecologica. Sicurezza al Primo Posto: Il "fai da te" non deve essere "fai a caso". Insegniamo le normative vigenti e le procedure di sicurezza elettrica per lavorare senza rischi. A chi ci rivolgiamo? Dallo hobbista che vuole alimentare il capanno degli attrezzi, al proprietario di casa che sogna di ridurre la bolletta, fino a chi desidera semplicemente capire come funziona la tecnologia che sta cambiando il mondo. "Il miglior modo per prevedere il futuro è crearlo. Magari partendo da un pannello sul tetto."

29 ottobre 2012

La malattia di Pompe, chiamata anche glicogenosi di tipo 2


La malattia di Pompe, chiamata anche glicogenosi di tipo 2 o inizialmente morbo di Pompe, è una malattia genetica il cui nome è legato al patologo olandese Johannes C. Pompe (1901-1945), che la descrisse per primo.
Il morbo di Pompe è una malattia genetica molto rara che fa parte dell'eterogeneo gruppo delle malattie da accumulo lisosomiale. La sua trasmissione è di tipo autosomico recessivo, vale a dire che entrambi i genitori devono essere "portatori" del gene malato. In questo caso le probabilità che la coppia abbia un figlio malato sono del 25%. Vi sono invece valutazioni di probabilità generali (cioè senza sapere se i genitori sono portatori o meno) di ereditare la malattia che sono comprese tra valori percentuali più bassi.
A causa di un difetto genetico, l'organismo non è più in grado di produrre l'alfa-glucosidasi (acido maltasi) o se lo produce, dà luogo a un enzima la cui attività è estremamente ridotta. Ne deriva che nelle cellule dell'organismo il glicogeno, non può essere scomposto e aumenta di quantità; a causa dell'eccessivo deposito, le cellule vengono distrutte. A seconda della tipologia, sono particolarmente colpiti, il cuore, i muscoli, il fegato e i neuroni midollari.

Sintomatologia 

I sintomi più comuni possono permettere una suddivisione approssimativa in:

  • Forma dell'infanzia, quando la comparsa dei primi sintomi (debolezza muscolare e respiratoria, ingrossamento del cuore e del fegato) avviene in un periodo compreso tra i primi mesi e il secondo anno di vita;
  • Forma della giovinezza, con i primi sintomi (fondamentalmente debolezza della muscolatura scheletrica) nel periodo compreso dalla prima infanzia fino alla pubertà;
  • Forma dell'età adulta, quando le manifestazioni della malattia sono riscontrabili tra i 20 e i 30 anni di età (e anche più tardi).
Non sempre è possibile una classificazione univoca e precisa, la variazione dei sintomi e la loro importanza è così ampia che spesso si registrano delle forme miste. Per quanto riguarda le forme del decorso della malattia, si possono effettuare esclusivamente prognosi approssimative: più tardivo è l'esordio, migliore sarà la prognosi. I protocolli terapeutici suggeriscono la somministrazione di maltasi acida esogena (molto costosa), per il trattamento dei bambini (3-4 anni). Per gli adulti, somministrazione di ormone tiroideo e dieta iperproteica. Recenti studi finanziati dal progetto Telethon hanno mostrato che l'utilizzo di farmaci già in commercio, che facilitano la maturazione dell'enzima mutato, potrebbe migliorare il decorso della malattia[2]. Attualmente questi farmaci sono stati utilizzati per dei test in vitro, ma essendo già farmaci in commercio si ritiene possibile saltare le prime fasi dei test in vivo.


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